Casa Masaccio, su Harper’s Bazar l’intervista a Rita Selvaggio, curatrice della mostra di Cinzia Ruggeri

Su Harper’s Bazar Italia l’intervista di Marco Arrigoni a Rita Selvaggio, curatrice della mostra di Cinzia Ruggeri “… per non restare immobili” , a Casa Masaccio – Centro per l’Arte Contemporanea.

“La curatrice Rita Selvaggio ci racconta la mostra tenutasi a Casa Masaccio questo autunno e dedicata a Cinzia Ruggeri (Milano, 1942-2019) artista, designer, stilista, teorica dalla passione sconfinata per la vita e la creazione: “Con gli occhi spalancati sul mondo del progetto in genere, era capace di cogliere, anche nel minimo dettaglio del quotidiano, lo straordinario di un fluido susseguirsi e succedere”.

Casa Masaccio – Centro per l’arte Contemporanea ha avuto il privilegio di presentare la prima personale di Cinzia Ruggeri (Milano,1942-2019) in un’ istituzione pubblica. L’esposizione, inaugurata il 12 settembre 2020 e conclusasi l’8 novembre è ancora visitabile virtualmente sulla piattaforma https://my.matterport.com/show/?m=38nAKYuGVv6&back=1, sui social media e mediante le newsletter del museo.

Come è stato impostato il percorso espositivo in uno spazio così denso di memoria e così stratificato dal punto di vista architettonico? Casa Masaccio è un museo piuttosto atipico.

Certo, si tratta infatti di una casa la cui funzione originaria era proprio quella di un’abitazione. Le opere si accompagnano l’una all’altra come in una normale casa, con un ingresso dove un cane che è poi l’effige di “Scherzi”, l’amato scottish terrier dell’artista, accoglie benevolmente i visitatori insieme ad una bandiera ricamata a mano e agitata da un vento artificiale. Così via, tra i vari piani, una sequela di stanze che assecondano la loro funzione domestica con modalità accorata creando un minimo di universo familiare. Da un leaving / pensatoio, segnato da passi e orme luminose lasciate da scarpe con serpenti, rospi e fiori, scarafaggi e erba e molto altro ancora, al cuore di Rocco (1996) trafitto da un pugnale, al Pigiama con calla (1980 ca) svogliatamente abbandonato su un possibile letto in quella che è stata denominata la “camera del sonno”. Oggetti, vestiti, arredi e accessori, e poi tutta una serie di gesti un po’ sonnambuli, suggeriscono pensieri che rispondano, pur non completandone il senso, a un’opera interrotta e interminabile. Sensazioni e impressioni di “casa” che, con consueta naturalezza, non si staccano dallo sguardo che le ha percepite.

Leggi tutta l’intervista su Harper’s Bazar Italia. 

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