Palazzo Corboli
Il sobrio palazzo al n. 17 di via Alberti, recentemente restaurato e adibito a usi culturali, appartenne nel Settecento alla famiglia Corboli. Il ricco banchiere fiorentino Sinibaldo Corboli ottenne nel 1723 il permesso di intraprendere radicali lavori di ristrutturazione a una casa di sua proprietà in San Giovanni. I lavori si conclusero nel 1726 con la costruzione di una dimora cinque volte più estesa della originaria casa Corboli, frutto della successiva aggregazione di sei lotti residenziali originari.

Palazzo Feroni
Frutto di accorpamenti che investono più unità edilizie il palazzo al n. 20 di Corso Italia é un elegante edificio del tardo Settecento. Sono gli anni delle riforme leopoldine e della intensa colonizzazione del fondovalle che vedono l’emergere di una locale aristocrazia terriera. Il duplice ruolo residenziale/produttivo dell’edificio é documentato dal perdurare di tali funzioni fino ad anni a noi vicine: il retro del palazzo su via Alberti ha funzionato da casa di fattoria fino agli anni ’60.
La definizione del prospetto su via Maestra é interamente affidata alle riquadrature in pietra dei portali e delle finestre e alle lesene che marcano ritmicamente le partizioni. I vari elementi compositivi si dispongono equilibratamente, nel rispetto della tradizione toscana, in rapporto all’asse centrale del prospetto. Questo é sottolineato dal monumentale portale, sormontato dal terrazzino con ringhiera in ferro battuto e dalla relativa finestra, coronata dallo stemma dei Marchesi Feroni.

Palazzo Panciatichi
Contiguo al Palazzo Feroni l’elegante edificio al n. 14 di Corso Italia é analogamente frutto di accorpamenti che investono più unità edilizie e risale al tardo Settecento. Sensibilmente più vasto di Palazzo Feroni, le basse lesene in pietra spartiscono il prospetto su via Maestra in cinque distinti settori includendo non due bensì singole finestre sobriamente riquadrate in pietra. Una massiccia cornice marcapiano spezza, al terzo piano, il ritmo ascensionale sottolineato dalle lesene. Due monumentali portali, sormontati dal terrazzino con ringhiera in ferro battuto e dalla relativa finestra coronata dallo stemma Panciatichi, sottolineano i due assi in rapporto ai quali si dispongono i vari elementi compositivi.

Palazzaccio
Affacciato su Piazza Masaccio, a sinistra della chiesa di S. Lorenzo, dalla quale lo separa via Alberti, é noto anche come Palazzo Salviati. La denominazione “Palazzaccio” sarebbe dovuta, secondo la tradizione, a un fatto di sangue avvenuto nella prima metà del Seicento e coinvolgente alcuni membri della famiglia Salviati. Il nome potrebbe in realtà indicare semplicemente la vetustà dell’edificio e il suo aspetto fatiscente.
Di base trecentesca, l’edificio, recuperato interamente nel corso di un recente restauro, si presenta attualmente nella sua veste tardorinascimentale.

Casa di Giovanni da San Giovanni
Giovanni Mannozzi (1592 – 1636), detto Giovanni da San Giovanni, fu uno dei più valenti decoratori fiorentini del primo Seicento. Affascinato dall’arte del Poccetti e di Santi di Tito, egli si distinse per uno stile improntato ad un realismo di sapore popolare, vivace e talvolta umoristico.
In Corso Italia, nel tratto P.zza Cavour-Porta San Giovanni, troviamo al n.105 la Casa Natale del Pittore. Occupa uno dei moduli della lottizzazione medioevale di San Giovanni progettata da Arnolfo di Cambio e mantiene le caratteristiche architettoniche della casa ballatoio con l’impianto originario e la scala in pietra, che collega il piano terra al primo piano. Si nota la presenza di un porticato terreno con sostegni e pilastri, probabilmente costruito in occasione della sopraelevazione dell’edificio che ora si presenta con due piani fuori terra e un sottotetto.
Nel processo di ampliamento svoltosi nei secoli successivi alla costruzione dell’edificio originario, si sono mantenuti liberi gli spazi delle corti con un’articolazione architettonica e compositiva sostanzialmente organica. I cortili risultano qualificati da un articolato sistema di archi e logge. La loggia del cortile più piccolo disimpegna un antico forno, uno dei pochi in città perfettamente conservato nelle sue strutture originarie. Le due sale al primo piano presentano soffitti a cassettoni con finiture di pregio.
Nell’ingresso dell’edificio si conserva un’estesa porzione di parate in terra cruda (pisé) anch’essa di origine medievale.