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UNDERWOOD
La macchina da scrivere di Daniele Del Giudice: il suono delle lettere o del perdersi nelle nuvole

a cura di Rita Selvaggio e Sofia Silva

UNDERWOOD. La macchina da scrivere di Daniele Del Giudice: il suono delle lettere o del perdersi nelle nuvole, è un’antologia digitale in formato newsletter di testimonianze, riflessioni, affetti e tracce visive intorno alla memoria di Daniele Del Giudice (Roma, 11 luglio 1949 – Venezia, 2 settembre 2021) e a tutto ciò che per lo scrittore fa mania. Nei suoi singoli episodi il programma accompagna la mostra -“Mehr Licht!”- proponendo immagini, materiale d’archivio, citazioni e in alcuni casi testi inediti di scrittori, critici, giornalisti e artisti.


Marcel Duchamp, Traveler’s Folding Item, signed Marcel Duchamp, bears the edition number 5/8 and dated 1964 (in the interior), Readymade: Underwood typewriter plastic cover
Photo: © Sotheby’s

In ordine alfabetico, alcuni tra i contributi riportati dall’antologia: Massimo Bartolini leggerà passaggi da Atlante Occidentale, romanzo fondante per la sua pratica d’artista; Enrico Bettinello, curatore, direttore artistico, scrittore e progettista culturale, ha formulato una playlist composta da 14 brani ricchi di rimandi evocativi alla persona e alla letteratura di Del Giudice; lo scrittore Mario Fortunato ha contribuito un testo inedito che racconta del suo incontro con il libro d’esordio di Del Giudice e conclude con un augurio al suo futuro lettore; l’artista visivo e documentarista Riccardo Giacconi propone una testimonianza del suo passato da tesista con Del Giudice e concede di citare un’intervista edita da Doppiozero in cui Del Giudice parla della macchina da scrivere Underwood, che dà il nome a questo progetto; il giornalista culturale Giacomo Giossi ha scritto un contributo inedito sulla “misurazione della distanza”, l’equilibrio e il passaggio “da materiale a immateriale” nell’opera di Daniele Del Giudice; il giornalista Stefano Rissetto, con un testo inedito breve e densamente evocativo, riassume la visione di elementi e sentimenti in Del Giudice; lo scrittore Tiziano Scarpa ha permesso di citare un articolo edito da Il primo amore e dedicato al rapporto tra l’utilizzo del lessico riferito a prodotti di moda e consumo, dunque effimeri, e la scrittura di Del Giudice.
Questi alcuni dei contributi, e se ne aggiungeranno altri, mentre un numero di UNDERWOOD sarà dedicato, tramite la riproposizione di materiali d’archivio, al Festival Fondamenta Venezia Città di Lettori, ideato e diretto da Del Giudice nel 1999 e che proseguì per alcuni anni.

L’apparato visivo del progetto propone opere di Alexander Cozens (Pietroburgo, 1717 – Londra, 1786), celebre per aver teorizzato un metodo secondo cui paesaggi e nuvole di fantasia possono essere elaborati a partire da macchie d’inchiostro sparse sul foglio bianco. Il suo libro più noto è A New Method of Assisting the Invention in Drawing Original Compositions, e i suoi cieli, così verosimili, sono prolungamenti di un’astrazione.

– “Levare a ogni frase la terra sotto i piedi, levarle il fondamento, col gesto stesso, con cui ci sforziamo di affidarla a una stabilità” – scrive Del Giudice e aggiunge – “il limite estremo della scrittura ha a che fare proprio con l’ombra, con la quantità di ombra che il linguaggio porta con sé, che ogni parola porta con  nel suo medesimo far luce, dunque quell’ombra che ciascuno di noi riesce a trattenere, a conservare e a far parlare all’interno della continua e probabile, puramente probabile luce delle parole.” –
(Daniele Del Giudice, In questa luce, Einaudi, Torino 2013, pag. 5)

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